La nascita di un figlio rappresenta un passaggio radicale nella vita di una coppia. Questo evento, se da un lato segna l’inizio di un legame genitoriale intenso, dall’altro può costituire una frattura nella relazione affettiva tra partner. Il tempo dedicato alla coppia si riduce drasticamente, gli equilibri emotivi si spostano e le priorità mutano in modo irreversibile. La coppia da soggetto relazionale paritario si trasforma in un’unità operativa centrata sull’accudimento. Quando il figlio diventa il centro assoluto e non vi è più uno spazio per l’intimità, il dialogo e la condivisione di coppia, può innescarsi un lento ma profondo processo di disconnessione affettiva.
Nel periodo post-nascita, molte coppie attraversano una fase di assestamento fisiologica. Tuttavia, quando l’adattamento non avviene in modo armonico, possono manifestarsi segnali inequivocabili di una crisi in atto. Tra questi si riscontrano il calo del desiderio, l’aumento dei litigi, il senso di solitudine vissuto anche all’interno della relazione e una comunicazione prevalentemente funzionale, limitata alla gestione quotidiana del figlio. Frequenti sono le situazioni in cui uno dei due partner si sente escluso o svalutato nel proprio ruolo genitoriale o coniugale, generando una frattura silenziosa che si amplia con il tempo. La terapia di coppia per genitori può intervenire in questa fase per riconoscere e decodificare questi segnali prima che si cristallizzino in una distanza irreparabile.
Investire affettivamente nel figlio è naturale, ma quando la relazione genitoriale sovrasta e annulla quella coniugale, l’equilibrio complessivo rischia di compromettersi. La funzione genitoriale, se non bilanciata dalla funzione di coppia, può trasformarsi in una trappola relazionale. Il bambino, pur inconsapevolmente, si trova a occupare uno spazio centrale che non gli compete, divenendo contenitore delle tensioni irrisolte tra i genitori. Questo fenomeno, spesso definito “spostamento del baricentro affettivo”, indebolisce il patto di coppia e priva i partner della possibilità di riconoscersi come individui e amanti oltre che come genitori. Intervenire attraverso una terapia di coppia per genitori consente di ristabilire i confini e le funzioni all’interno della famiglia, tutelando il benessere sia della coppia sia del bambino.
La terapia di coppia per genitori rappresenta un percorso strutturato che mira a rafforzare la relazione coniugale nel contesto della nuova identità genitoriale. Il primo beneficio è la possibilità di ricostruire una comunicazione profonda e autentica, al di là dei compiti genitoriali. I partner imparano a riconoscere i bisogni reciproci, a gestire le emozioni disfunzionali e a condividere le responsabilità educative senza sovraccaricare uno solo dei due. La terapia favorisce anche il riconoscimento dei vissuti legati al cambiamento di ruolo, inclusi sentimenti di inadeguatezza, frustrazione o perdita di sé. Attraverso il lavoro guidato da uno psicoterapeuta, i genitori possono ridefinire il patto affettivo, rinforzando le fondamenta emotive su cui poggia l’intera struttura familiare.
Non esiste un momento “giusto” in senso assoluto per iniziare un percorso terapeutico, ma vi sono segnali che indicano l’urgenza di un intervento. Se la coppia vive un conflitto costante, una distanza affettiva crescente o una sensazione di estraneità, è opportuno considerare il supporto di uno specialista. Anche la mancanza di desiderio sessuale, la difficoltà a prendere decisioni comuni sull’educazione del figlio o l’incapacità di trovare spazi esclusivi per la coppia possono rappresentare motivi validi per iniziare una terapia di coppia per genitori. L’intervento precoce permette di lavorare su dinamiche ancora flessibili, prevenendo l’irreversibilità della frattura.
Un percorso di terapia di coppia per genitori non è un tentativo di “salvare” la coppia a ogni costo, ma un’opportunità di comprensione, trasformazione e, talvolta, consapevole riorganizzazione. Il lavoro terapeutico parte dall’analisi delle difficoltà attuali per poi risalire alle dinamiche che le sostengono. Si esplorano i modelli familiari di origine, le aspettative reciproche, le emozioni silenziate e i bisogni inespressi. In questo contesto, il terapeuta facilita un nuovo tipo di dialogo, più autentico e meno difensivo. La terapia può condurre i partner a una maggiore alleanza educativa e affettiva, anche quando la scelta finale è quella di una separazione consapevole e rispettosa. La priorità resta la tutela della salute relazionale della famiglia, soprattutto in presenza di figli piccoli.
Prevenire una crisi non significa evitare ogni difficoltà, ma saperla riconoscere e gestire prima che diventi strutturale. Una buona prevenzione parte da una comunicazione continua e sincera anche nei momenti di stanchezza o frustrazione. È utile mantenere momenti esclusivi per la coppia, anche brevi, per preservare la dimensione affettiva. Delegare, quando possibile, alcuni compiti e chiedere supporto senza sensi di colpa è un altro fattore protettivo. Infine, coltivare la consapevolezza che il diventare genitori è un processo e non un’identità fissa aiuta a mantenere un equilibrio dinamico tra cura del figlio e cura della relazione. In questo percorso, anche il confronto periodico con un professionista della salute mentale può svolgere un ruolo fondamentale.
Per chi desidera un sostegno professionale e mirato, la psicoterapeuta Giulia Gnemmi, psicologa a Ancona, offre servizi di psicologia e psicoterapia orientati al benessere della coppia e della famiglia. Il suo approccio integrato e sensibile accompagna i genitori nella ricostruzione di un equilibrio relazionale sano e duraturo.